Verdetto dell'archivio: Completamente falsa
Comprare tante azioni basta a diversificare?
Molti principianti si chiedono: comprare tante azioni basta a diversificare? La risposta breve è no; quella verificata, con le sue eccezioni e i suoi limiti, sta qui sotto.
Illustrazione editoriale: non ritrae eventi, persone o luoghi reali.
La credenza
«Con cinquanta titoli diversi il rischio è distribuito: basta comprare tante azioni per essere tranquilli.»
Credenza diffusa nei gruppi di discussione e nei consigli tra conoscenti.
Sotto esame
Suona ragionevole perché il numero cinquanta sembra grande. Ma la diversificazione non si misura contando i nomi: si guarda se quei nomi reagiscono insieme. Se dipendono tutti dalle stesse condizioni, cinquanta nomi valgono, quanto a rischio, uno solo.
Da dove arriva questa convinzione
La parola «diversificare» circola ovunque si parli di investimenti, spesso accompagnata dall'immagine del cesto con tante uova. L'immagine è efficace ma viene letta in fretta: si contano le uova, non i cesti che le contengono. In un contesto come quello italiano, dove molti investimenti di piccoli risparmiatori sono costruiti in gran parte su titoli nazionali, il conto dei nomi può nascondere una concentrazione notevole di destino comune.
Perché sembra ragionevole
La convinzione ha una logica contabile reale: se un'emittente va in difficoltà, le altre quarantanove restano in piedi. Finché lo scenario è «un problema di una singola società», il numero aiuta davvero. L'inganno sta nel credere che tutti gli scenari siano di quel tipo. Ne esistono altri in cui il guasto è comune, e allora le liste scivolano insieme, nella stessa direzione, nello stesso giorno.
Cosa dicono i fatti: la correlazione tra i titoli
Il concetto chiave è la correlazione tra i titoli: la tendenza di due strumenti a muoversi nella stessa direzione perché rispondono a fattori comuni. Titoli dello stesso comparto dipendono dagli stessi costi, dalla stessa domanda e talvolta dalla stessa normativa; titoli di un solo paese dipendono in larga misura dalle condizioni economiche di quel paese. Quando il fattore comune si muove, la lunghezza della lista non protegge.
Un paragone per fissare il punto senza formule: venti titoli di banche italiane attraversano lo stesso ciclo creditizio; venti titoli scelti tra dieci settori e tre aree geografiche reagiscono a venti storie diverse. Non è una ricetta, ed è bene dirlo: nessuna pagina come questa può sostituire una valutazione personale. È il modo in cui si legge la differenza fra un elenco e una diversificazione per settore e area geografica.
A quali condizioni regge
La convinzione conserva un fondo di verità solo quando il «tanti titoli» nasconde varietà reale: settori diversi, aree diverse, dimensioni diverse, e una storia di reazioni non allineate nelle fasi difficili. In quel caso il numero dei nomi è un indicatore imperfetto ma utile di dispersione. Quando la varietà manca, il numero è soltanto illusione di sicurezza: resta pieno il rischio legato al singolo comparto, e resta anche il rischio di mercato che nessun nome singolo può toccare da solo.
Tre domande da porsi davanti alla propria lista
Non serve un modello: bastano tre domande, fatte in privato e senza mostrare nulla a nessuno. I miei titoli dipendono tutti dalle stesse condizioni economiche? Se un solo settore del mio paese attraversasse una crisi lunga, quanti della mia lista ne risentirebbero insieme? Ho scelto nomi diversi o ho scelto, senza saperlo, lo stesso tema cinquanta volte? Non danno una risposta esatta; danno un sospetto ben piazzato, che è il primo antidoto alla convinzione dei cinquanta nomi.
Fonti e stato delle verifiche
- Il metodo in quattro domande (pagina interna)