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Mente in borsa · Lettura: 3 min

Perché vendiamo presto e teniamo le perdite

Nel 1998 l'economista Terrance Odean analizza migliaia di conti individuali e fotografa la regolarità che spiega perché vendiamo presto e teniamo le perdite: i titoli in guadagno escono prima dei titoli in perdita.

Un fiore reciso al mattino in mano e un vaso che appassisce sul davanzale, illustrazione risograph a due colori

Illustrazione editoriale: non ritrae eventi, persone o luoghi reali.

Pubblicato il 20 ottobre 2026 · Aggiornato il 20 ottobre 2026

Una previsione del 1985 e una conferma del 1998

L'intuizione viene dagli studi di Shefrin e Statman (1985), che formularono l'ipotesi partendo proprio dall'avversione alle perdite descritta dalla teoria del prospetto: chiudere un guadagno procura una vincita raccontabile a sé stessi; chiudere una perdita la trasforma da evento temporaneo in fatto compiuto. La conferma empirica arrivò con Odean (1998), su un ampio campione di conti individuali di un pioniere del brokerage in linea: i titoli venduti per guadagno, nel periodo successivo, tendevano in media a rendere più dei titoli trattenuti in perdita. Non è una promessa sul futuro, come ogni dato storico: è la fotografia di una regolarità passata.

Fretta di chiudere un guadagno, difficoltà di accettare una perdita

  • La fretta di chiudere un guadagno: il profitto non realizzato sembra precario, come denaro ancora in gioco; venderlo lo «mette in tasca» e regala un piccolo successo narrativo.
  • La difficoltà di accettare una perdita: vendere in perdita cristallizza l'errore, mentre tenere conserva la storia in cui «tanto poi risale»; il prezzo di acquisto diventa un punto di riferimento emotivo, non informativo.
  • La contabilità mentale: ogni posizione viene chiusa in un piccolo conto separato («questa scommessa vinta, questa persa») invece di valutare la situazione nel suo insieme, come suggerirebbe un semplice orizzonte di valutazione degli investimenti più ampio.

Perché l'asimmetria costa, a conti fatti

Il costo non è emotivo, è aritmetico, anche se lo mostriamo senza numeri. Se si vendono preferibilmente i titoli che salgono e si trattengono quelli che scendono, il paniere che resta nell'investimento dopo ogni «pulizia» è mediamente quello che ha reso meno di quello appena ceduto. È l'opposto esatto di ciò che una scelta informata farebbe. A questo si aggiunge il secondo conto, quello dell'orizzonte di valutazione: una posizione trattenuta per dodici mesi «per non ammettere la perdita» è una posizione su cui nessuno ha più deciso nulla: la decisione vera fu presa il primo giorno, e da allora solo l'abitudine.

Cosa NON dimostra la ricerca (dichiarato con onestà)

Odean fotografò conti di investitori americani in un'epoca di espansione dei mercati e di accesso online nascente; il campione non include fondi pensione, non misura i costi di transazione e non dice nulla su mercati diversi o su periodi diversi. Shefrin e Statman, da parte loro, proposero un'ipotesi interpretativa, non una legge. Soprattutto: nessuno di questi studi stabilisce che vendere in perdita sia sempre giusto, né che tenere sia sempre sbagliato: il «quando» dipende da valutazioni informative che qui non possiamo fare per nessuno. Se un articolo di divulgazione usa questi studi per concludere «vendi tutto appena scende del dieci per cento», sta facendo una cosa diversa dalla finanza comportamentale: sta dando un segnale spacciato per scienza, che è il tipo di promessa che impariamo a riconoscere nella verifica dedicata alle promesse irrealistiche.

Il filo con la prossima lettura

Abbiamo visto l'asimmetria muoversi dentro decisioni individuali; il passo successivo è guardarla muoversi tra molte persone insieme, dove le reazioni private diventano fenomeni pubblici: è il terreno dell'effetto gregge e del modo in cui notizie ed entusiasmo si amplificano a vicenda.

Fonti e stato delle verifiche

  • Shefrin e Statman (1985), ipotesi sull'asimmetria di vendita; Odean (1998), evidenza su conti individuali (citate per autori e anno; testo originale non aperto in data odierna: stato completo nella pagina Il metodo)